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Bernabei, “Un supporto dall’assistenza domiciliare durante il Coronavirus”

Le dichiarazioni del professor Bernabei, Presidente di Gemelli a Casa

Tutta l’Italia è stata dichiarata zona protetta, come le zone rosse del nord, per contenere la diffusione del Coronavirus. Dal 10 marzo il premier Giuseppe Conte ha annunciato l’estensione delle misure previste nel decreto governativo dell’8 marzo a tutto il territorio nazionale. Troppo alto il rischio di contagio. Tutti gli spostamenti sono vietati se non per comprovate necessità e l’intero Paese è chiamato a rimanere nelle proprie abitazioni.

In questa emergenza sanitaria scarseggiano i posti letto negli ospedali, soprattutto nelle terapie intensive, e si spera che la misura restrittiva messa in atto per tutta l’Italia possa evitare che anche nel resto della penisola le strutture ospedaliere entrino in difficoltà.

È proprio in un momento delicato come questo che il ruolo dell’Assistenza Domiciliare può offrire risposte evolute e di sistema ai pazienti, aiutandoli a completare il loro percorso di cura nel luogo più accogliente, familiare e sicuro: la propria abitazione. Mai come in questa fase, la casa è in grado di rappresentare infatti un posto sicuro dove portare la cura.

“I professionisti degli ospedali italiani stanno dimostrando il loro valore scientifico, tecnico e, se permettete, anche umano, dando fondo a tutte le capacità e a tutte le energie che la situazione richiede”, spiega il Prof. Roberto Bernabei, Presidente di Gemelli a Casa, il nuovo servizio di assistenza domiciliare in regime privato che si rivolge ai cittadini di Roma offrendo una pluralità di prestazioni socio-sanitarie grazie ad un’équipe multidisciplinare. “In alcuni reparti ospedalieri, forse più che in altri, si arriva anche ad atti di piccolo eroismo personale, ma il modello ospedaliero non è l’unico o il migliore che abbiamo a disposizione”.

Il Covid-19 può avere effetti fatali per la popolazione fragile, ultra75enne e già affetta da patologie pregresse. E per questa tipologia di pazienti i modelli tradizionali basati sui posti letto (grandi ospedali, reparti affollati, residenze per non autosufficienti) potrebbero diventare un ulteriore problema, sia in termini di prevenzione che di cura. Il modello domiciliare può rappresentare un valido supporto a tutto il sistema sanitario.

Secondo Bernabei, infatti, “escludendo i ricoveri per acuti, in emergenza e/o in terapia intensiva, il luogo privilegiato per la prevenzione o per la presa in carico del paziente è la propria casa, non ci sono dubbi. Il modello di riferimento domiciliare massimizza i risultati. I nostri professionisti lavorano secondo un modello end to end: utilizzando piattaforme digitali da un normale telefono o tablet portato al domicilio, tengono sotto controllo la storia clinica, le patologie, i farmaci utilizzati, le prescrizioni dei medici di tutti i pazienti in qualsiasi momento del giorno. Tutti gli interventi sono pianificati in centrale operativa e gli infermieri o i fisioterapisti non hanno alcuna necessità (perlomeno per brevi periodi di 15-30 giorni) di ritornare in ospedale o di ritornare in struttura sanitaria per avere qualsiasi informazione strategica per la presa in carico o la cura; hanno già tutto a disposizione, compreso il tele consulto medico o la possibilità di controllare i risultati di laboratorio. Sono in grado di intervenire nel posto giusto con la modalità giusta e a costi bassi”.

La necessità fondamentale rimane quella di poter curare i pazienti senza rischiare di far propagare il virus, contenendo quanto più possibile i contagi. Gli stessi operatori sanitari devono essere messi nelle condizioni di non essere contagiati e, a loro volta, non devono diventare un veicolo di trasmissione. “in generale ogni persona oggi possa rappresentare un veicolo di trasmissione” continua Bernabei “un professionista sanitario sano e formato che utilizzi tutti i mezzi e le procedure di protezione che ormai conosciamo, azzera il rischio di contagio. Rispetto agli altri regimi di cura certamente l’assistenza domiciliare riduce drasticamente ogni rischio.

“Molti Paesi al mondo” conclude Bernabei “hanno già dimostrato che l’assistenza domiciliare ha il miglior rapporto qualità/efficacia/ prezzo, non vi sono dubbi. Ed anche nei momenti di crisi ciò va comunque considerato.”.

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